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:: introspezione per incontrare l'esperienza ::

(pubblicato il 02/11/2013)

 

Systema e' una pratica molto gratificante ma non e' certo la disciplina più facile da studiare.
Il motivo e' questa apparente assenza di una struttura fissa, questa sensazione di studio senza fine, questa marcata richiesta di un alto livello di introspezione .
Tutto ciò e' tutt'altro che facile; sorge spontanea una domanda: perché studiare una disciplina che richiede qualità tanto sfuggevoli, quando il panorama cosiddetto marziale offre così tante più facili e rassicuranti opzioni?
Stili e discipline che offrono spiegazioni tecniche più o meno condivisibili ma talmente chiare da non consentire differenze o dissensi; programmi di studio preparati per una vasta platea di praticanti, sistemi di gradi che indicano il livello degli adepti e che confinano gli stessi all'interno di questi piani tecnici.
Io sono stato uno "specialista" per moltissimi anni, sapevo fare un paio di cose davvero bene, allora questo mi dava una grande soddisfazione, ero in qualche modo il campione di un microcosmo assai ristretto e stagno, sterile, che fluttuava in un infinito cosmo, senza aver nessun contatto con esso.
Nessuna vera esperienza poteva avvenire.
Costruire qualcosa oppure assemblarla e metterla insieme, sono concetti assai differenti.
Immagina di poter entrare in un bosco con un ascia, poter tagliare un albero che ritieni adatto, selezionare la parte che ti serve, servirti dei tuoi attrezzi per dar forma ad ogni pezzo, poi mettere insieme il tutto, verniciarlo, completarlo.
Ecco: hai costruito qualche cosa, dall'inizio alla fine, hai avuto l'opportunità di creare, di sbagliare, di capire, l'opportunità di fare un esperienza.
Oppure pensa a quante auto ci sono in circolazione, uno studio di design disegna la forma, altri gli interni, un team di tecnici progetta il motore che bravi meccanici costruiscono, c'è chi si cura della produzione dei freni, dello scarico, dell'alimentazione, ogni singolo pezzo e' costruito da persone diverse, poi alla fine, tutte queste differenti cose, costruite da differenti persone vengono assemblate per formare un unico prodotto.
Il prodotto finale può essere davvero impressionante, ma chi ha davvero fatto l'esperienza del costruirlo?
Come studioso mi piace pensare ad una pratica dove sia io a dover costruire attraverso la diretta sperimentazione ogni singolo passaggio, mi piace pensare di essere un artigiano; come maestro mi piace mettere i presupposti affinché ogni mio allievo bambino o adulto che sia, diventi maestro di se stesso e per farlo non può essere sottoposto ad un istruzione globalizzata adatta per tutti, ma ad uno studio non rigido che promuova innanzi tutto un altissimo livello di introspezione.
Per fare questo, non e' possibile teorizzare, bisogna oggettivamente lavorare.
In questo modo, la pratica diventa il mezzo per aiutarmi a vedere come fare questa o quella cosa per me stesso.
Se il percorso è troppo facile oppure troppo rassicurante, la persona cede alla pigrizia e tende a diventare dipendente.
La regola fondamentale che fa funzionare un percorso e' la seguente: lo studio su se stessi da' luogo allo sviluppo di certi attributi.
Dopo un periodo di tempo, la combinazione di questi attributi diventa abilità'.
Attraverso il lavoro corretto l'abilità si trasforma in applicazione.
Vi sono diversi livelli di applicazione e tutti vanno sperimentati; si può incrementare l'intensità , la pressione, la velocità , il grado di impatto, si può lavorare sul variare continuamente le situazioni, insomma si può sperimentare a 360 gradi,in modo graduale e sincero, sempre fino ad arrivare al punto di errore.
Questo e' importante; il punto di errore e' un riferimento, occorre imparare dall'errore; capire cosa non ha funzionato, il motivo e trovare la soluzione al problema.
Imparare a modificare il processo per ripeterlo arricchito. Spesso per migliorare ulteriormente, occorre essere capaci di ritornare indietro e reinventarsi.
Non si risolvono i problemi trovando scuse o dando la colpa ad altri, la sincerità verso noi stessi, e l'umiltà sono fondamentali per progredire.
Se vogliamo davvero andare avanti dobbiamo lavorare, evitando di perdere tempo a teorizzare o disquisire su concetti che non sappiamo mettere in pratica.
Non bisogna dimenticare che l'acquisizione di abilità' ha la priorità rispetto all'acquisizione di conoscenze.
L'abilità può trasformarsi in conoscenza intellettuale, mentre raramente la conoscenza intellettuale si trasforma in abilità.
Così facendo non ci si può identificare in uno stile perché il percorso diventa un processo di evoluzione che va aldilà di programmi tecnici più o meno complicati, non si tratta più di imitare questo o quel maestro, e' un processo nel quale l'individuo e' il solo responsabile dall'inizio alla fine.
Colui che insegna agli altri non può essere un incompetente, deve essere sempre alla ricerca, a lui il delicato compito di proporre uno studio che aiuti gli altri a conoscere se stessi, si instaura così un rapporto di reciproco scambio di informazioni, non si usano le parole, si lavora.
Perché solo lavorando, sperimentando in prima persona si arriva all'esperienza
Tutto comincia vivendo direttamente un'esperienza, non si accende nulla dai discorsi e dalle teorie, la scintilla e' sempre una viscerale dura e cruda esperienza.
Non può un corso, un accademia, formare un maestro, e' una cosa finta, senza valore,non può un esame di grado sancire il livello di preparazione di qualcuno.
Devi fare accadere qualche cosa, che ti cambi dentro, solo così ci si modifica, nessuno cambia davvero fingendo, cambiamo quando modifichiamo i nostri limiti, e lo si può fare solo attraverso l'esperienza diretta, che viene impressa a fuoco in modo indelebile.
Ecco perché e' vitale lavorare attraverso una pratica costante, dove fatica, difficoltà' e dolore vengono sperimentati in un ambiente gioioso e rilassato, ma sono ingredienti fondamentali per il nostro esperimento, perché senza essi, dentro non cambia nulla.

 

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