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(pubblicato il 13/12/2012)

 

Ci sono delle regole essenziali, nella difesa da coltello. Regole che probabilmente sono antecedenti ogni sistema conosciuto, come il riconoscere una minaccia immediata e mortale, spostarsi dalla traiettoria dell’attacco e quindi lavorare sull’abilità che ha l’aggressore di poter attaccare di nuovo.
Ma appena uno prende un’arma affilata e attacca qualcun altro, chi si difende si rende conto che anche le più semplici regole diventano molto complesse, nella realtà ...
Molti sistemi di difesa da coltello funzionano in un paradigma semplice. Deviare,intrappolare, controllare e disarmare, tutto funziona perché le linee sono “formali” e la lama NON taglia.
Il nostro amico Danilo, Maestro di coltello, infatti, pur essendo indubbiamente bravo, e pur avendo a sua volta una lama in mano, lavora con le protezioni in kevlar; figuriamoci affrontare un coltello vero a mano nuda.
Sono certo che invece di seguire strettamente un paradigma di regole, occorra sviluppare concetti dalle strutture comportamentali profonde, basate sull’innato desiderio di sopravvivere.
Cercare di imporre delle regole al sistema nervoso può diventare un gioco a somma zero durante uno scontro con il coltello. Molto meglio prima sopravvivere e poi applicare la propria conoscenza alla situazione. Provare a applicare concetti e conoscenze all’istinto non è cosa facile e tanto meno sicura, ma affidarsi allo sviluppo del proprio comportamento istintivo porta a una difesa molto più “sofisticata”, spontanea e psicologicamente“diversiva” (per l’aggressore).
Ad esempio, un’auto corre verso di noi ad alta velocità. Cosa fare? Se provi a pensare come schivare al meglio l’auto, e quindi ti accingi a farlo,moltiplicato per ogni possibile variante in cui potresti farlo (sarebbe davvero difficile allenare una tecnica per ogni eventualità..)... se stai ancora pensando a tutte queste cose, vuol dire che sei già stato investito.
In realtà riconosci la minaccia in ogni modo possibile..vista, udito, “sensazione”..e il tuo corpo si scansa tuffandosi appena il tuo istinto di sopravvivenza prende il comando. Ma in questo momento sei in movimento, hai saltato, e devi ancora fare i conti con l’atterraggio. È a questo punto che la “conoscenza” deve riprendere possesso dei tuoi movimenti, al fine di continuare a proteggerti. Quest’analogia è molto simile all’approccio dello studio di qualità (e non di tecnica) verso la difesa personale tutta. Tanto per rifarci a quanto detto prima, cioè riconoscere la minaccia come immediata e mortale, spostarsi dalla traiettoria dell’attacco e quindi lavorare sull’abilità che l’aggressore ha di poter attaccare di nuovo in svariati modi sempre diversi.
Il lavoro in palestra deve essere scritto nelle parti “giuste” del nostro sistema nervoso e diventare profondamente radicato, formando naturalmente i principi che permettono di sviluppare una difesa spontanea, altamente efficace e “invisibile”.Ci sono molti modi per prepararsi all’eventualità di difendersi da un coltello;sviluppare principi motori universali, esercitarsi ad “amalgamarsi” al movimento dell’aggressore, studiare la psicologia fondamentale della difesa da coltello, praticare disarmi e attacchi agli arti, capire i principi del “lavoro morbido”, lavorare con partner non collaborativi, colpire, fare sparring ecc.
Ma il nucleo di un tale lavoro è di sviluppare dapprima l’istinto e poi applicarci la propria conoscenza tecnica.
Nell’ultimo stage, ci è stato detto che quando “vediamo” la lama, siamo già in guai seri; interessante è sapere “come” è arrivata ad essere impugnata.
Serve che funzioni tutto! In una situazione reale è probabile che tu possa avere solo una possibilità di fare qualcosa, e quindi è meglio far si che questa possibilità sia, la più certa possibile.

 

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